La Tana
del Lupo

 

GLI UOMINI DELLA FORESTA ESISTONO ANCORA

L'eccezionale nevicata dei giorni della merla dello scorso anno ha lasciato il suo strascico nell'ecosistema delle grandi foreste appenniniche tra Toscana e Romagna. Due braccate con la squadra di Vallesanta e l'incontro con un personaggio, per molti versi unico, sono l'occasione per analizzare quali effetti possano derivare dal corso naturale delle stagioni, che può incidere molto pesantemente sul delicato equilibrio tra prede e predatori.

 

 

Testo foto di C&C Torre - tratto da Ambiente e Personaggi

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UNA NEVICATA DA RICORDARE

cinghiale nella neveI primi giorni di febbraio dello scorso anno saranno ricordati per molti anni come quelli della nevicata eccezionale, quella che "affogò" in uno strato di neve spessa fino a due metri l'Appennino Romagnolo, e poi giù, l'intera linea toscana del rilievo centrale, fino ad Abruzzo, Molise e Calabria. Nevicò davvero tanto, per due lunghissimi giorni in quasi tutta Italia, e il manto assunse spessori canadesi, roba che poche memorie d'uomo riescono a rammentare. Gli effetti più immediati derivarono dal traffico impazzito città immobilizzate, scuole chiuse e paesi montani completamente isolati. Le notizie sulle quali si concentrò l'opinione pubblica, appena superata l'emergenza "umana", furono però quelli riguardanti la condizione degli animali selvatici, messi in ginocchio anch'essi dall'effetto dell'evento atmosferico straordinario. 
Notiziari, quotidiani, internet news dedicarono molto spazio alle vicende dei cervi che erano scesi a valle, ai lupi che si ritrovavano come d'incanto per le vie dei paesi o sotto i ponti, e ai tanti cinghiali che morivano, letteralmente asfissiati sotto la coltre bianca ben più spessa della loro altezza. L'epicentro di quell'evento straordinario si posizionò a cavallo tra la Romagna e l'alta famiglia lupi Toscana, là dove la E45 "scollina" e taglia i monti del Casentino, per poi scendere verso la Val Tiberina. Quest'anno, per l'apertura di stagione, siamo stati invi­tati a caccia proprio in quelle zone, là dove per le prime due settimane di febbraio 2012, per uscire di casa, si doveva passare dalle finestre. branco cervi Là abbiamo visto "de visu" gli effetti di ciò che il corso della natura (e una volta tanto non l'uomo) può comportare. E abbiamo conosciuto alcuni personaggi che in questa natura amica-nemica ci vivono immersi tutto l'anno. 

 

DOVE IL LUPO S' È FATTO LA TANA mauro-caccia Arezzo

"Che ti move, o omo, ad abbandonare le pro- prie tue abitudini delle città, lasciare li pa- renti e li amici ed andare in lochi campestri per monti e per valli, se non la naturale bellezza del mondo?"
L'autore di questa frase è nientedimeno che il grandissimo Leonardo Da Vinci, uomo d'in- telletto insuperato e di sensibilità eclettica, tale da permettergli di progettare macchine volanti mentre dipingeva capolavori. Orbene, non è però di Leonardo che parleremo in questo articolo, ma di un altro personaggio che da questa frase di Leonardo pare aver tratto la sua massima di vita.
Stiamo parlando di Mauro Armici, vulgo Il Lupo. Da dove viene Mauro lo potete leggere più avanti nell'intervista a cui ha gentilmente risposto. Ciò che invece ci interessa è la zona, una delle più selvagge e remote d'Italia, e il riflesso della straordinaria nevicata accaduta lo scorso anno, che ci consentiranno di effettuare una serie di riflessioni sull'ambiente e sui delicati equilibri che ne regolano le leggi naturali.
Quindi, chi meglio può raccontarci qualcosa se non un uomo, anzi una coppia, che ha scelto di vivere tutto l'anno in un angolo sperduto di una delle valli più remote del nostro Appennino?

 

VALLESANTA

Vallesanta CasentinoIL COMUNE DI CHIUSI DELLA VERNA possiede una vasta zona (che dalla località Beccia si estende fin quasi a Badia Prataglia –Passo dei Mandrioli) di particolare interesse ambientale paesaggistico: la Valle Santa. Questo territorio, attraversato dal bel torrente Corsalone che offre incredibili giochi d'acqua e notevoli spettacoli naturalistici lungo il suo percorso, è così chiamato perché al cospetto del Sacro Monte della Verna. In epoca medievale, vi erano disseminati vari castelli e ciò testimonia l'importanza strategica che aveva questa zona tagliata da strade che congiungevano il Casentino con la Romagna e la Val tiberina. ecomuseo vallesanta Di questi castelli, che non erano residenze di nobili ma strumenti per la guardia e la difesa del territorio, non esiste quasi più traccia, ad eccezione di quello di Monte Fatucchio che ci mostra ancora qualche muro e la cisterna. Monte Fatucchio è un simbolo della Valle Santa, la sua forma appuntita lo rende inconfondibile. Posto praticamente nel centro di questo territorio, dai suoi novecento metri di quota si domina tutta la zona. Il monte è stato oggetto di tante storie e leggende perché si diceva abitato da streghe e fate (non a caso il nome Fatucchio). L'ottocentesca scrittrice toscana Emma Perodi ambienta qui una sua novella e vi colloca la casa di una befana particolarmente brutta e cattiva. La Valle Santa è un territorio aspro, spesso inaccessibile. È coperta da boschi spontanei con un sottobosco a volte impenetrabile. Ai boschi si intervallano pascoli e campi abbandonati. Molti sono i panorami godibili, dai quali però non si riconosce quel Casentino a tutti noto. Lo stesso Monte della Verna, che è visibile praticamente da ogni punto, ci appare con una forma inconsueta rispetto a quella che normalmente vediamo dal Casentino. Aspetti questi di grande fascino, così come i tanti casolari, di cui molti diroccati, e di diversi paesini disseminati in Valle Santa.
Ognuno con la sua storia antica ed importante, ognuno con la sua piccola chiesa. Il più grande è Corezzo, ma non voglio elencarli tutti, ne vedrete diversi, insieme al paesaggio, nella galleria fotografica.
Le immagini sapranno illustrarli sicuramente meglio delle parole, così come l'impervio ambiente naturale della Valle Santa.

valle vallesanta

 

010gruppo-caccia

UN RIFUGIO PER GLI AMICI, UN POSTO FUORI DA TUTTO, SLEGATO DAL TEMPO

Già, come ci spiegherà maglio Mauro, per vi­vere in maniera assoluta la natura di questi monti, non c'è migliore modo che lasciarsi alle spalle tutto ciò che normalmente com­pone la vita quotidiana di ognuno di noi, e immergersi per almeno un paio di giorni nei boschi più selvaggi. Tutto ciò, accolti da quattro mura in pietra e legno perfettamen­te inserite in un punto qualsiasi di quelle che sono le immense foreste dell'alto Casentino Toscano.
Così, grazie all'amicizia che lega Brucio Mar­gheritini a Mauro, noi di Cinghiale Interna­tional ci siamo uniti in un gruppo di amici di vecchia data e con Armando, Silvia, Stefano, Rossana, Claudio, Laura e Moreno abbiamo deciso di trascorrere qualche giorno di cac­cia e natura su al Rifugio del Lupo.Gruppo accompagnatrici caccia
Il rifugio è una sorta di "agriturismo-posto dei sogni" frutto di molti anni di lavoro di Mauro.
Per noi appassionati di caccia al cinghiale è un vero sogno, poiché il trascorrere un fine settimana e un paio di notti lassù, contornati da cinghiali, funghi, cervi, caprioli e lupi, si è rivelato un vero regalo per l'anima.

LA SQUADRA DI VALLESANTA
 squadra-caccia Vallesanta Arezzo

Non dimentichiamoci che siamo qui per rac­contare anche di caccia al cinghiale! Dovete infatti sapere che Vallesanta in Toscana ha la sua squadra, ove milita Mauro.
Nei due giorni di soggiorno al Rifugio del Lupo, siamo stati ospiti della squadra n° 2 – Vallesanta, che in persona del suo caposquadra Benrardini Giosuè ci ha accolto con un'ospitalità degna della migliore gente di montagna e con tanta, tanta allegria, nono­stante i pesanti riflessi sul carniere che tutte le squadre del circondario hanno patito a se­guito della straordinaria nevicata dei giorni della merla 2012.
Orbene, parlando con tanti della squadra, gente che è nata e risiede ancora là in Casen­tino, nessuno a memoria d'uomo ricordava un evento atmosferico così eccezionale e impattante.012a-squadra-vallesanta
Gli effetti sulla fauna dei tre giorni di neve che hanno colpito la zona sono stati quelli più pesanti: un esodo da parte dei cervidi e un rimescolamento della popolazione di lupi, che qui in casentino sono presenti in nume­rosi branchi. E i cinghiali? Qualcuno di loro, probabilmente messo in allerta da qualche senso particolarmente acuto e insondabile, s'è messo in marcia verso valle per tempo, scampando così ai due metri e più di manto nevoso delle zone alte. Gli altri? Niente, tri­stemente semplice: morti. Sì, morti per la maggior parte, in minor parte scampati chis­sà come, dato che sopra le loro orecchie ha stazionato, per oltre una settimana almeno, un metro di neve.

 

EFFETTI EVIDENTI, CHE SI TOCCANO CON MANO

Caposquadra

Le due battute alle quali abbiamo preso parte in quei due giorni di ottobre 2012 sono sta­te la dimostrazione del duplice effetto che il cinghiale ha subito.
In primo luogo, un decremento di popolazio­ne stimabile nel 50-70%.
Troppo? Beh, non direi; nelle due giornate di apertura locale, alle quali eravamo presenti, sono stati presi sette cinghiali, contro i mini­mo 20-30 dell'analoga occasione delle scorse annate.
Stiamo infatti parlando di una squadra che "tirava su" almeno 200 capi l'anno, con un picco iniziale di abbattimenti collocato ap­punto nella prima parte della stagione vena­toria, ed un secondo picco di massima collo­cato in corrispondenza delle prime nevicate lungo il versante Romagnolo dell'Appennino.
Quest'anno, invece, pochi cinghiali, e quelli che si trovano, molto ma molto cattivi.

squadra battuta caccia in azione

 

 

lupi-coppiacane-cinghialeSE CATTIVI È UNA PAROLA GROSSA…

Già, affibbiare l'aggettivo "cattivo" a un ani­male come il cinghiale è un atto quantomeno poco logico. Sappiamo tutti che la cattiveria è un sentimento proprio dell'uomo che non fa parte del mondo animale, così come la fe­rocia, che non è altro che un comportamento istintivo di una data specie finalizzato alla sua sopravvivenza, travisato in senso negati­vo sempre da noi uomini.
Non è cattivo il lupo, che per nutrirsi deve uc­cidere un altro animale, così come non è cat­tivo un cinghiale, che dopo essere scampato a ripetuti attacchi, si rivolta violentemente contro i lupi che lo insidiano.
E il cinghiale non fa mica distinzioni tra cani e lupi.
Beh, in quei due giorni a Vallesanta abbiamo compreso quanto sia valida questa tesi, os­sia che i cinghiali, in una situazione di forte stress predatorio, cambino i propri compor­tamenti, talvolta in maniera radicale.
Abbiamo infatti già citato di come la po­polazione dei cinghiali del Casentino si sia contratta sensibilmente, sottraendo nel con­tempo risorsa alimentare ai loro predatori naturali "non uomini".

017caccia-vallesantacaccia-casentinoLA DIFESA È SEMPRE UN DIRITTO

Dietro la maggior pressione messa in atto dai lupi alla ricerca di cibo dopo la nevicata del­lo scorso anno, i cinghiali rimasti in zona e non periti di stenti, hanno giocoforza dovuto mettere in atto una loro tattica di sopravvi­venza, che si è differenziata come segue.
Una parte di loro è divenuta molto più so­spettosa, nomade e gregaria. Sono queste zone molto silenziose ed amene, per cui non è difficile che i cinghiali avvertano che qual­cosa non va semplicemente da un minimo rumore, ovvero da qualche odore lontano, e si mettano i
caccia-casentinommediatamente in allarme e eleggano la fuga quale strategia prima di so­pravivenza.Un'altra parte di loro preferisce invece la difesa attiva, divenendo cioè mol­to più guardinga ed aggressiva. È il classico caso dei vecchi verri che, se insidiati, scelgo­no l'attacco piuttosto che la difesa passiva, e a farne le spese sono spesso i cani

I LUPI NON HANNO VETERINARIO

Eh già, molti di noi non ci pensano, ma il mo­tivo per cui, in certe zone infestate dai lupi, la presenza del cinghiale si riduce a pochi maschi incazzosi, è da ricondurre essenzial­mente a questa semplice verità: i lupi non hanno veterinario.
Foste voi un lupo, anche avendo tanta fame rischiereste una zannata fatale?
È proprio questo un elemento di equilibrio che riassume in sé molto del comportamen­to animale e dell'eterno conflitto tra prede e predatori. Il rapporto rischio-beneficio.
I nostri segugi non sono soggetti a questo calcolo poiché, in quanto animali domestici nutriti dall'uomo, non sono tenuti a misurare giornalmente l'equilibrio tra le proprie forze e l'aggressività delle prede da loro cacciate.

Questo è il motivo per cui ai cani sfuggono certe regole di sopravvivenza, che in natura invece sono di importanza vitale. Sembra che i segugi rispondano solamente ad un richiamo istintivo, ossia quello di servire il padrone. Loro sanno, per istinto e per espe­rienza acquisita, che l'uomo vuole che essi trovino il cinghiale e quindi si comportano di conseguenza, senza pensare troppo alle conseguenze.
I lupi no; loro devono rispondere all'im­perativo della sopravvivenza del branco e, siccome in Italia il numero dei soggetti com­ponenti il branco è molto limitato, sostan­zialmente rispondono all'esigenza di proteg­gere sé stessi.
Due diversi istinti di conservazione a con­fronto quindi, quelli tra lupi e cinghiali e quelli tra lupi e cani. Nel primo caso, non una specie che prevale semplicemente sull'altra, ma una specie che stabilisce un equilibrio con l'altra. Nel secondo caso, due specie af­fini per origini genetiche (lupo e cane), i cui comportamenti istintivi si differenziano per conseguenza del diverso rapporto con l'uo­mo e con l'ambiente.
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DUE BRACCATE CHE CI HANNO FATTO RIFLETTERE

Al termine delle due giornate di caccia con la squadra di valle santa, sono state proprio queste le riflessioni che sono emerse. Come l'ambiente e l'uomo, cioè, influiscono sull'esi­to della sopravvivenza di una data specie, an­che in un contesto come questo delle foreste Casentinesi, dove la presenza umana risulta sensibilmente più marginale che altrove.cani-cinghiale
Una serie di riflessioni probabilmente ali­mentate dal particolare contesto naturale nel quale siamo rimasti immersi e per il qua­le ringraziamo Mauro e Laura, lasciando loro adesso la parola, di modo che possano diret­tamente raccontarci la storia di una scelta molto particolare.cinghiale-spolpato









UNA SCELTA DI VITA MOLTO PARTICOLARE

 

 

Intervista a MAURO e LAURA, titolari del Rifugio del Lupo mauro-laura

C.T.: Ciao Mauro, grazie per aver accettato di rispondere ad alcune delle nostre domande per capire un po' la storia di questo posto creato da te, il "Rifugio del lupo". Come è nata questa tua idea?

M: Io vengo da Bergamo, precisamente da Albino, una provincia in Val Seriana, nelle Prealpi. Negli ultimi vent'anni, però, lo sviluppo è stato secondo me troppo veloce e quindi, nonostante la presenza delle valli, si è passati rapidamente all'industria. Per 15 anni ho fatto il carrozziere e, mentre ero lì a far tutti i santi giorni le stesse cose, pensavo a cosa potessi inventarmi per cambiare la mia vita. È stato così che ho avuto un'idea che avrebbe praticamente rovesciato la mia vita come un calzino, iniziando un'avventura senza neanche quasi sapere dove sarei andato a finire. Potevo immaginarmelo a grandi linee…ma c'è voluta una grande quantità d'incoscienza e coraggio, altrimenti non avrei mai iniziato a concretizzare la mia idea. Dopo questa scelta, venendo in vacanza, ho trovato questo posto dove poi sarebbe nato il "Rifugio del Lupo".

sala-pranzo-lupoC.T.: Com'era questo edificio la prima volta che vi hai messo piede, rispetto ad oggi?

M: Il posto era abbandonato più o meno da trenta/ quarant'anni e aveva l'aspetto di un vero e proprio rudere, nonostante i vecchi proprietari avessero cercato di rimodernare le mura, abbandonando poi l'idea. Per circa tre anni, prima di conoscere Laura, la mia attuale compagna, sono rimasto qui con i miei amici bergamaschi come Ivan, Raffaello, Sergio, Cristiano (e potrei dirne tantissimi altri, ma erano così numerosi che tutti non li ricordo!), che mi hanno dato una mano grandissima, vendendomi a trovare e aiutandomi con i lavori, oltretutto senza voler mai essere retribuiti. Nonostante andassi controcorrente, perché è così che si fa da giovani, anche la mia famiglia mi è stata molto vicina. Tutto questo, ovviamente, contribuiva a darmi quella spinta per andare avanti. Attualmente, vedendo come siamo riusciti a rendere concreta questa idea, posso dire che questa scelta di vita, a mio parere, è stata ottima rispetto a quello che facevo prima nel mio paese.

C.T.: Immagino dunque che i primi anni devono essere stati parecchio tosti! 

M.: I primi tre anni sono stati necessari per organizzare il posto, e devo ammettere di aver vissuto come un vero uomo primitivo: niente energia elettrica, la strada non era raggiungibile con la macchina... Il materiale necessario a ristrutturare il rudere poteva essere portato fin qui solo quando la strada era asciutta. In caso di pioggia nemmeno i trattori servivano!

C.T: Allora Mauro, come si vive qui, in questo posto possiamo dire "sperduto"? La gente si domanderà come potete guadagnarvi da vivere quassù…

M.: Tirar fuori da vivere è difficile, bisogna ammetterlo. Sono 12 anni che dedico 365 giorni all'anno a questo posto. Ciò che poi si ricava da tutto questo sacrificio sono, secondo me, ancora le cose antiche dell'uomo, ossia la legna, la selvaggina, il raccolto, prodotti di origine animale… Nonostante la società si sviluppi ad una gran velocità, sono questi i beni primari che veramente servono all'uomo per vivere, e le persone vengono fin qui proprio per "riscoprire" queste attività primordiali che noi pratichiamo, ormai quasi sconosciute. Qui non si diventa ricchi, ma la vita è dignitosa. Se il mio interesse fosse stato rivolto ai soldi, me ne sarei semplicemente stato a Bergamo, continuando a fare il carrozziere, con il mio stipendio e i miei week-end liberi. Diciamo che avrei rischiato meno, guadagnando di più, però…come qualità di vita e dignità, sicuramente io preferisco di gran lunga questa. E poi, qua, sono riuscito a riunire la mia passione per la caccia all'idea di raccogliere attorno alla caccia amici che vogliono scoprire un territorio nuovo e provare emozioni vere, quasi primordiali. 025mauro-laura-orto

C.T.: Quindi voi, in un certo senso, vivete anche di caccia! Pensare che oggi, in Italia, una persona possa vivere di caccia è strano…Qui siamo in mezzo alle foreste ma di certo non in Alaska! Ma interessante è quello che ci siamo detti stamattina durante la battuta, ossia: la caccia è un'opportunità che fa gioco alla natura, al territorio e da delle possibilità non totalitarie, ma integrative di quello che può essere un modo di vita come il tuo. Ecco, pensi di riuscire a sviluppare questo discorso della caccia o no, creando un profitto sul turismo venatorio? A me, personalmente sembra un'opportunità. Tu cosa hai da dire in proposito?

M.: Si, perché no? Sotto questo punto di vista penso che l'Italia sia un po' indietro. La caccia va vista anche come un'opportunità e non bisogna pensare che gli animali appartengano a qualcuno oppure essere gelosi dell'altro cacciatore, perché in questo modo non si costruisce nulla. Vivere di turismo venatorio, in Italia, rappresenterebbe un'opportunità non solo per noi, ma per tutti, per poi ricavarne i prodotti quali la carne, piuttosto che trofei. /span>

laura-cucinaC.T.: Poi tu sei canaio della squadra di Vallesanta e, nell'ambito del regolamento della regione Toscana, puoi portare le persone, che vogliono conoscere questi bellissimi territori, a caccia con la tua squadra. E, proprio tu, hai la struttura idonea ad ospitare cacciatori e anche le loro famiglie, dando la possibilità ai primi di partecipare alle vostre battute, e alle seconde di trascorrere un paio di giorni in mezzo alla natura. Io, essendo tuo ospite alla battuta di stamattina e avendo vissuto tutto questo in prima persona, posso dire che questa è un'iniziativa molto positiva. Anche mia figlia, nonostante non sia cacciatrice, mi ha detto di essere entusiasta di questa esperienza trascorsa qui.

M: Come sapete, ciò è possibile grazie alla Regione Toscana, che attua la mobilità venatoria aperta. È questa una grande opportunità per chi ha voglia di trascorrere un paio di giornate ospite di una squadra locale. Tutto regolare, relativamente semplice, per cui un'opportunità per i cacciatori, ma anche per le strutture ricettive, i ristoranti, il turismo in genere, che nella stagione invernale certo non godono di un surplus di presenze.

C.T.: Ciao Laura, grazie anche a te per averci dedicato un po' del tuo tempo. Leviamoci la spina subito, dai, e veniamo per prima a una domanda un po' cattivella: per un uomo, in questo caso Mauro, è indubbiamente più facile vivere in un posto come questo, tra le montagne e lontano dalla civiltà. Per una donna, credo ci voglia un grandissimo spirito di adattamento. Allora, raccontaci com'è la tua vita da Novembre a Febbraio.

L.: Beh, si riprendono i ritmi della natura. È come se fossimo delle formiche: lavoriamo tanto in primavera, estate e autunno per mettere via le scorte. Raccogliamo ciò che l'orto produce, andiamo a funghi o a castagne, prepariamo le passate e le marmellate che ci serviranno poi durante l'inverno, il periodo più duro. Quando nevica, cerchiamo di recuperare il tempo uscendo una sola volta al giorno, anche perché qui vengono veramente tre metri di neve! Così, dopo aver spalato, ci si reca alle stalle per accudire gli animali (abbiamo una mucca con il vitello, i maiali, i cavalli, il pollame e i cani) e, portati a termine questi compiti, ci "rintaniamo" subito in casa.

C.T.: Laura, davvero non senti la mancanza "del fondovalle"?

L.: Mancanza…dopo magari un mese che sono qui un po' di nostalgia di far due chiacchiere con la gente del posto si fa sentire. Ma la voglia, come mi chiedono tante ospiti donne, di fare un giro per negozi o al centro commerciale, proprio non la sento. Non riuscirei più, impazzisco dopo due minuti. Io sono nata in città, a Padova, e ci torno perché lì vive la mia famiglia. Mi mancano tutti loro, ma il luogo l'ho abbandonato volentieri.

C.T.: Se venisse una famiglia con bambini a trascorrere un paio di giorni qui al "Rifugio del lupo", cosa offrite loro che non possono trovare in città?laura-fungo

L.: Prima di tutto, la libertà per i bambini. Possono divertirsi giocando con i gatti, dar sfogo alla loro curiosità guardando le galline oppure andando a vedere il luogo dove io raccolgo la frutta e la verdura per poi trasformarla e presentarla loro sul piatto. I bambini che a casa non mangiano la verdura sono numerosi, ma vedendo da dove essa proviene e considerando il tutto come un divertimento, si risolve questo piccolo capriccio. Il rifugio è inoltre totalmente immerso nella natura e non ci sono pericoli, così i genitori sentono che i loro fogli sono al sicuro qui.

C.T.: Il periodo bello per venire qui è indubbiamente tutta l'estate non solo per la bella stagione, ma anche perché questo territorio offre delle possibilità abbastanza uniche non solo ai bambini ma anche agli adulti. È infatti possibile sentire il richiamo di lupi, vedere cervi, caprioli, daini e cinghiali. Quindi, durante la notte, oltre a riuscire ad osservare perfettamente le stelle cadenti, grazie all'assenza di luce pubblica, si può avere la fortuna di sentire l'ululato del lupo, che è forse uno dei richiami più affascinanti di tutti. Ieri sera tu, Laura, dopo che li abbiamo sentiti, mi hai detto che i lupi "cantano". Si sentono spesso "cantare" qui?

L.: Esattamente, i lupi ululano, ma io e Mauro preferiamo usare il termine cantano, proprio per il suono affascinante, quasi melodico che questo animale della foresta è capace di emettere. Qui si fanno sentire spesso, per reclamare il proprio territorio, e, la prima volta che si ascoltano, si ha sempre quel misto di paura, curiosità, gioia…è un'esperienza unica insomma. Se si è particolarmente fortunati, si possono anche incontrare. A noi è capitato. Ricordo che, un po' di tempo fa, mentre soggiornava qui una famiglia con due bambine piccola, il cervo aveva cominciato a bramire. Ed era proprio qui sotto al rifugio, sembrava un leone mentre bramiva! Quindi sì, si può affermare che qui si vivono esperienze non da tutti i giorni.

C.T.: Ieri sera noi di Cinghiale International abbiamo avuto anche la fortuna di sentire te e Mauro imitare il richiamo del maschio e della femmina alfa. Veramente da pelle d'oca! E mi spiegavi che riesci a distinguere l'ululato dei cuccioli da quelli degli adulti. Come hai imparato?

L.: Io e il mio compagno abbiamo vinto il premio, in provincia, proprio perché è stato riconosciuto che, su sessanta persone che ululavano, noi eravamo la coppia che più si avvicinava al richiamo vero. Ho poi imparato una cosa unica, ossia imitare i cuccioli. Ci sono riuscita proprio perché li ho sentiti. I due richiami si distinguono perché, mentre quello degli adulti è un ululato preciso e costante, quello dei cuccioli risulta più come un guaito, intervallato da piccoli ululati. è come se stessero ancora imparando a parlare.

C.T.: Bene, noi di Cinghiale International vi ringraziamo per l'ospitalità, per averci dedicato un po' del vostro tempo e per averci dato la possibilità di vivere questa bellissima esperienza al "Rifugio del lupo"!

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